Storia dell'Isola

Narra la leggenda che la nave che trasportava da Costantinopoli le spoglie di S.Elena, appena entrata nella laguna di Venezia andò ad arenarsi su delle secche che si trovavano dietro l'isola di Olivolo (S.Pietro di Castello).
Nonostante gli sforzi non ci fu verso di far ripartire la nave; alla fine i marinai decisero di alleggerirla scaricando su una isola vicina tutta la mercanzia e naturalmente anche l'urna contenente le spoglie della Santa.
Così alleggerita la nave riprese a galleggiare e fu portata fuori dalle secche.
A questo punto l'equipaggio prese a ricaricare le mercanzie, ma appena issata a bordo l'urna della Santa, la nave tornò ad incagliarsi e soltanto dopo che l'urna venne riportata sull'isola, la nave riprese a galleggiare.
  -Forse la Santa vuol rimanere qui – si dissero i marinai e così fecero. Deposero l'urna su quell'isolotto disabitato e proseguirono con la nave verso il Bacino di S.Marco.
Naturalmente l'urna non venne abbandonata; nel 1028 venne costruita una prima cappella affidata ai religiosi dell'ordine degli Agostiniani i quali un po' per volta costruirono il convento e la chiesa nella quale venne conglobata la cappella originaria.
Nel 1400 agli Agostiniani succedettero i Benedettini Olivetani che nel 1439 ricostruirono il convento e la chiesa nella forma in cui li possiamo vedere oggi.
Fu questa l'epoca migliore per l'isola e per l'Ordine che custodiva le spoglie della Santa.
Data la sua posizione il Convento venne utilizzato spesso come luogo di prima accoglienza per i dignitari stranieri che giungevano a Venezia che qui venivano accolti.
Tramite i numerosi lasciti di alcune famiglie (Talenti, Borromeo, Contarini, Balbi, Loredan, Giustinian, ecc.), i monaci poterono restaurare i primitivi edifici e costruirne di nuovi.
Il 18 aprile del 1515, la chiesa venne consacrata dal Vescovo di Aleppo.
Nel 1810, in seguito agli editti napoleonici, la chiesa venne sconsacrata ed adibita a magazzino. Il corpo di S.Elena venne quindi traslato e conservato nella vicina Cattedrale di S.Pietro, mentre il monumentale portale rinascimentale( che raffigura il generale Cappello inginocchiato davanti alla Santa) fu smontato e ricostruito a ridosso della facciata della chiesa di S.Aponal a Rialto.
La chiesa venne spoliata e tutto quanto conteneva, migliaia di volumi, quadri, icone, ecc. venne venduto all'asta per consentire a napoleone di rimpinguare le finanze del proprio esercito. Lo scempio che avvenne alla caduta della repubblica di così notevole parte del patrimonio artistico veneziano è tale che non se ne riesce a comprendere la ragione altro che ritenendolo originato da uno stupido, vandalico odio antireligioso o, forse, da ancor più bassi motivi. Né ad esso sfuggirono la chiesa ed il convento di Sant' Elena. n 13 giugno 1806 il Direttore del Demanio e diritti uniti del Dipartimento dell'Adriatico disponeva, con effetto immediato, in esecuzione del decreto dell' 8 giugno 1805, che passassero al Demanio dello Stato tutti i beni, capitali, redditi, azioni, crediti in genere ed ogni altra sostanza di pertinenza del Convento e, mentre di tale deliberato dava comunicazione al Priore Abate Don Giulio Sacramoso, ne affidava l'esecuzione ad un signor Guglielmo Paul e nominava procuratore e amministratore dei beni un sacerdote del monastero stesso Don Niccolò de Rosmini. Il giorno dopo, il 14 giugno, veniva eseguito l'inventario di tutto ciò che si trovava nella Chiesa e nel Convento Pochi mesi occorsero per disperdere o distruggere quel prezioso patrimonio artistico che era stato raccolto con tante amorevoli cure durante quattro secoli. Nei due mesi di gennaio e febbraio del 1807 tutto veniva asportato, ceduto, venduto. Il 29 gennaio 1807 per lire 620 si vendevano la campana del campanile e l'organo con la sua cantoria e cassa; e per lire 402 piccole venete le "spalliere con armari all' intorno" della sacre stia, il coro della Chiesa con suoi sedili e lettorino grande, spalliere di noghera con due armari simili e, della cappella di S. Elena, "le spalliere all'intorno, pavimenti e cassone con tutto quello attaccato al muro". Di contro alle 402 lire ricavate dalla vendita dei tesori artistici di intaglio e di tarsia eseguiti da fra Giovanni da Verona e da fra Sebastiano da Rovigno e del coro della cappella dei Borromeo, si incassavano lire 50 piccole venete per una buiata con 3 cassoni e una scala. Le vendite erano state effettuate con la massima regolarità, previo incanto. Al Reverendo Vicario capitolare di S. Pietro venivano consegnate le preziose reliquie del corpo di S.Elena, dopo però aver accertato che la corona di argento che adornava il capo della santa era leggerissima e di pochissimo valore. Nella Chiesa e nel convento si rinvennero cento e due pitture e trentadue stampe roste in telaio. Delle pitture tre furono prese in particolare considerazione: la nascita del Salvatore che veniva attribuita a Bartolomeo Vivarini, la tavola di altare con l'Assunta ritenuta di Francesco Morazzone e la pala della cappella Borromeo attribuita a Lorenzo Veneziano. Ad una classe di merito inferiore vennero date: l'Adorazione dei Magi di Jacopo Palma ed una tela assai maltrattata con una testa barbuta, forse di S.Paolo, ritenuta di Giovanni Lanfranco. Queste cinque pitture furono scelte e tenute a disposizione di S. A. Imperiale Eugenio Napoleone Vicerè dI Italia, principe di Venezia, per commissione dell'Intendenza generale dei beni della corona, dal delegato Piero Edwards. Tutti i rimanenti 129 quadri vennero invece rinunciati al demanio perché liberamente li vendesse assieme alle "sculture rinvenute, poche e di nessun conto, intagli diversi di antico ornato, qualche avanzo di intarsio in legno, in tutto forse pezzi venti". Per somma fortuna ci è stato conservato il monumento del Generale da Mar Vettore Cappello. Dapprima si voleva trasportarlo a S.Zaccaria ad ornamento della porta di quel convento convertito in Caserma, ma poi il gruppo di Vettore Cappello e di Sant' Elena fu collocato a fianco della porta della cappella di S.Maria del Rosario nella Chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo, mentre la parte rimanente del portale rimasta al suo posto originario fu. nel 1841 ceduta dal!' imperiale Regio Comando della città e fortezza di Venezia, a titolo di deposito, ad una Pia Unione che stava provvedendo per la riapertura della Chiesa di S.Aponal. Mezzo secolo dopo, verso il 1890, il Monumento veniva ricomposto nelle sue varie parti. ricollocandosi nella lunetta anche il gruppo del Cappello e di Sant' Elena. Ma sembra che le vicissitudini di questo monumento non fossero finite. Della bella statuetta di Sant' Elena, forse opera del Rizzo, che l'abate Pinton credeva di aver salvato dalle dispersioni, abbiamo detto altrove ricordato la fine; e all'estero, in Inghilterra, finirono pure le due tarsie del coro eseguite da Sebastiano da Rovigno, che in un primo tempo erano state acquistate dal canonico Don Agostino Corrier. Di tutto il resto che era nella chiesa nulla più rimane; altari, balaustre, il setto che la traversava tutto fu asportato, venduto, distrutto. Né miglior sorte ebbe la biblioteca del convento ricca di 2016 volumi; dall' inventario compilato il 17 Aprile 1807 apprendiamo che i libri furono divisi in più categorie; tredici furono i manoscritti rinvenuti, 324 i libri a stampa migliori, 732 i mediocri; altri 947 volumi vennero alienati per lire 41.95. Né in questo inventario, né nell'altro eretto nel 1806 vi è traccia dei corali e degli altri libri miniati; e nell'oscurità di ogni notizia riteniamo che qualora non siano stati asportati dal Convento dalle truppe francesi avanti della loro prima partenza da Venezia del 18 gennaio 1798, essi possano essere stati nascosti e posti in salvo dagli stessi monaci olivetani, quando furono costretti a trasferirsi a Padova. Soppresso il Convento, sconsacrata la Chiesa, allontanati i quattro frati e i due conversi che componevano la famiglia religiosa, i locali furono destinati a magazzino della Marina da guerra che ne aveva fatta richiesta fino dal 19 ottobre del 1806 e la chiesa venne occupata da granai e mulini per la farina dopo averIa divisa nel senso dell'altezza, in tre parti, con dei soppalchi. Poi anche questa destinazione cessò e i fabbricati non più utilizzati in alcun modo andarono continuamente deperendo. n terreno coltivato a vigna fu affittato ad ortolani. Da un tale abbandono trasse l'isola nel 1844 il vice ammiraglio austriaco arciduca Federico il quale la trasformò in giardino inglese, specialmente nella parte rivolta verso i giardini pubblici, vi costruì due serre e adattò, per sua abitazione, alcuni locali del Monastero. Anche dopo la morte dell' arciduca (1847) l'isola continuò ad essere usata come luogo di piacevole soggiorno dagli ammiragli che si succedettero nel comando della Piazza e poi dal Duca di Bordeaux che la ebbe in affitto negli ultimi anni che precedettero il 1866 . Unita Venezia all'Italia, l'isola di S.Elena rimase alla R. Marina che la usò per depositi, trascurando le coltivazioni che ben presto decaddero. Nel 1872 fu ceduta dal Demanio dello Stato al Comune che aveva in animo di costruirvi un Lazzaretto, o di destinarla ad altro uso di pubblica utilità. Attorno agli anni 1920 la barena circostante trasformata da anni in sacca e successivamente utilizzata come zona di addestramento per i militari, venne bonificata ed urbanizzata.
Nasce così l'attuale isola di S. Elena, collegata all'originale isola dove sorge la Chiesa da tre ponti.
Con l'urbanizzazione della zona viene riaperta al culto la chiesa che nell'anno 1930 viene affidata all'Ordine dei Servi di Maria.
Con una memorabile processione viene riportato a S.Elena il corpo della Santa, mentre nel primo dopo-guerra viene riportato e rimesso al suo posto il portale.
Negli anni successivi con una sottoscrizione popolare viene ricostruito il campanile che sorge sulle fondamenta originali.

Vista del parco di Sant'Elena e San Giorgio sullo sfondo    Vista del parco con sfondo del Bacino di San Marco

 Canale di Sant'Elena, ripreso dal ponte che collega l'isola al resto di Venezia

Monumento a Oberdan    La passeggiata per san Marco e vista di Sant'Elena e del B&B -edificio giallo sullo sfondo-

L'ingresso della Biennale d'Arte

La passeggiata da Sant'Elena a San Marco, oppure si può prendere un motoscafo/vaporetto che in due fermate porta a san Marco    La passeggiata da Sant'Elena a San Marco, oppure si può prendere un motoscafo/vaporetto che in due fermate porta a san Marco    Con un motoscafo o vaporetto in due fermate si arriva a San Marco